Il campionato del mondo di rally, non è la classica corsa di automobili, ma un misto di potenza e adrenalina unita all’incertezza della natura in cui si corre, fango, ghiaccio, polvere e così via. Oggi vi vogliamo raccontare come si sia evoluto questo sport nello specifico l’introduzione delle quattro ruote motrici.

La storia del Rally

Le moderne competizioni di rally si sono sviluppate in Europa sin dall’inizio del XX secolo, distinguendosi dalle gare in circuito in quanto le vetture non affrontavano giro dopo giro un percorso limitato, bensì procedevano su lunghe distanze venendo cronometrati a punti di controllo predefiniti, assomigliando molto di più a prove di resistenza sia per i mezzi meccanici che per il fisico degli equipaggi, la gara più prestigiosa e antica che può essere considerata la vera progenitrice di questa particolare ed affascinante disciplina sportiva è la Mille Miglia. I rally moderni sono diventati via via sempre meno lunghi e meno massacranti, accentuando sempre più il lato agonistico e velocistico della disciplina, accantonando in parte gli aspetti avventurieri e di sfida alla resistenza meccanica e umana che erano insiti nelle gare di questo tipo fino alla metà degli anni settanta ma anche attualmente i Rally sono comunque una delle discipline automobilistiche più impegnative soprattutto se paragonati alla velocità su pista.

Caratteristica che rende molto difficile questa disciplina è la scarsa conoscenza dei tratti di Prova Speciale, che avviene solo pochi giorni prima della gara con vettura di serie e strada aperta per un numero limitato di passaggi al contrario della pista in cui ad ogni gara si effettuano molti giri di prove libere con vettura da corsa e alla massima velocità, o al contrario della velocità in salita in cui si effettuano manches di prova con strada chiusa e vettura da gara. Per cui nei Rally è molto importante la parte istintiva della guida, i riflessi e l’affiatamento con il navigatore.

Tra il 70’ e gli 80’

Arriva il momento di procedere a una radicale revisione dello sport rallistico, viene introdotto un nuovo segmento il Gruppo B. Per comprendere la filosofia che ispira questa nuova categoria, è necessario tornare al 1974, quando sui campi di gara irrompe la Lancia Stratos, la prima auto concepita a tavolino con l’unico scopo di vincere nei rally. La Lancia Delta, vincitrice di 4 mondiali piloti e 6 costruttori; Lancia è la casa più vittoriosa nel mondiale rally con 11 campionati marche di cui 6 consecutivi, altro record.

Tra il 70’ e gli 80’
Tra il 70’ e gli 80’

Con essa il rapporto tra rally e macchine partecipanti si inverte: non si tratta più di un’auto prodotta in serie da cui deriva una versione da competizione, si progetta al contrario un mezzo da corsa di cui si predispone una versione semplificata da produrre nel numero minimo di esemplari per l’omologazione, con questa impostazione, la Stratos si presenta come un lupo in un gregge di pecore. Dal 1974 al 1977, il suo itinerario sportivo è praticamente un monologo di successi, il fenomeno Stratos è ben presente nella mente di chi redige il nuovo regolamento e, infatti, la normativa della nuova classe regina nasce all’insegna dello slogan una Stratos per tutti, l’obbiettivo è di permettere la realizzazione di auto potenti e spettacolari, abbattendo i costi e limitando le possibilità di modifica. Altra novità introdotta nel 81 fu la prima machina a trazione integrale, l’audi quattro, fece da copolista di quella che sarà una nuova era delle corse.

Come scritto all’inizio il rally è diventato un fenomeno che ha unito non solo motori e persone ma le loro anime in quella che potrebbe essere la massima espressione di un uomo unito alla sua macchina.